venerdì 9 gennaio 2009

I FESTEGGIAMENTI IN ONORE DI SANTA LUCIA 13/12/2008

REPORTAGE FOTOGRAFICO SUI FESTEGGIAMENTI IN ONORE DELLA NOSTRA SANTA PADRONA LUCIA








IL NOSTRO VESCOVO MONS.SALVATORE PAPPALARDO A LUI VA IL NOSTRO PIU GRANDE AUGURIO


Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi metropolitana di Siracusa presentata da mons. Giuseppe Costanzo, per raggiunti limiti di età. Il Papa ha nominato nuovo arcivescovo metropolita di Siracusa mons. Salvatore Pappalardo, finora vescovo di Nicosia. Mons. Salvatore Pappalardo è nato a Nicolosi, nell’arcidiocesi e nella provincia di Catania, il 18 marzo 1945. Dopo gli studi nel Seminario arcivescovile di Catania, ha conseguito la Licenza in Teologia e il Dottorato in Diritto Canonico presso la Pontificia Università Lateranense. È stato ordinato sacerdote il 30 giugno 1968. Nella sua arcidiocesi di appartenenza ha svolto i seguenti incarichi: cooperatore nella parrocchia cittadina di S. Luigi; insegnante di religione nelle scuole statali; incaricato dell’Ufficio Catechistico diocesano; vice-rettore del Seminario; vice-cancelliere della Curia arcivescovile di Catania; parroco; cancelliere. Dal 1989 al 1998 è stato vicario generale di Catania. Eletto alla Chiesa di Nicosia il 5 febbraio 1998, ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 5 marzo dello stesso anno. È delegato per la liturgia in seno alla Conferenza episcopale sciliana (Fonte: Radio Vaticana). Mons. Giuseppe Costanzo ha dato l'annuncio oggi alle ore 12 nella Cattedrale di Siracusa alla presenza del clero diocesano, del Seminario, dei religiosi e delle religiose, delle autorità civili e militari e di molti fedeli. Mons. Pappalardo è l'88° Vescovo di Siracusa. Nel suo primo messaggio alla Chiesa siracusana ha scritto: «Nel momento in cui viene resa pubblica la mia nomina ad Arcivescovo di Siracusa – mentre il mio pensiero di viva gratitudine e di piena comunione con la Sede Apostolica va al Santo Padre Benedetto XVI che si è degnato chiamarmi a tale ufficio – desidero far giungere a tutti Voi, figli carissimi di codesta amata Chiesa, il mio primo saluto augurale e benedicente. A Lei, Eccellentissimo Mons. Costanzo, zelante Pastore, i miei sentimenti di stima e di cordiale fraternità. A voi, venerati Presbiteri e Diaconi, a voi Seminaristi e Membri della vita consacrata, a voi Laici che con carismi vari testimoniate nel mondo la speranza del Vangelo, a tutte le Famiglie della diocesi ed in particolare ai Giovani, un abbraccio forte ed affettuoso con l’augurio: «Pace a voi tutti che siete in Cristo» (1 Pt 5,14). Desidero, altresì, rivolgere il mio deferente saluto a tutte le Autorità di ogni ordine e grado e a quanti, pur non riconoscendosi nella fede dell’unico Signore Gesù, sono alla ricerca della verità. Vengo a voi, carissimi, «in debolezza e con molto timore e trepidazione» (1 Cor 2,3). Per questo, nell’attesa di iniziare il mio ministero pastorale tra voi, vi chiedo di pregare molto per me perché, fortificato dalla luce e dalla forza dello Spirito Santo Consolatore, sia per voi Pastore buono secondo il cuore di Cristo. Invocando su tutti la materna protezione della Madonna delle Lacrime e l’intercessione di San Marciano Vescovo, della vergine e martire Santa Lucia e di tutti i Santi Siracusani, di cuore vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».

I PARTICOLARI DEL SIMULACRO

Il pugnale che trafigge il collo di Santa Lucia Simboleggia la causa della morte avvenuta per Decapitazione






IL Piatto con gli occhi, nella leggenda si narra che Lucia si tolse gli Occhi per darli al suo fidanzato e dio glieli fece rispuntare di nuovo .

La teca che a sul petto il Simulacro contiene frammenti di costo la del corpo della Santa.



Il medaglione e la croce dei Cavalieri di Malta.



Il viso di Santa Lucia e di argento ricoperto di porcellana



La cassa interamente in legno rivestito d'argento e l'interno.





PARTICOLARE DELL'OCCHIO E DEI PIEDI DELLA SANTA



L'INTERNO DELLA NICCHIA DOVE VIENE RIPOSTO IL SIMULACRO




PARTICOLARE DEL CUBO POSTO AI PIEDI DI SANTA LUCIA


la Storia del Simulacro Argenteo Di Santa Lucia


IL SIMULACRO

Il periodo a cavallo tra i secc. XVI e XVII esprime grandi contraddizioni: se da un canto Siracusa viveva attanagliata da una forte crisi economica, dall’altro non perdeva l’occasione di gareggiare in magnificenza con altre città dell’isola. Si ingaggiava così la competizione con Palermo e Messina che, proprio in quegli anni, avevano commissionato opere in argento di indiscussa bellezza. Il soggetto prescelto non poteva che essere Lucia, la Santa Vergine siracusana. La realizzazione dell’opera fu quindi affidata nel 1590 a Pietro Rizzo, argentiere palermitano della bottega di Nibilio Gagini. Sappiamo che nel 1600 la statua era già finita: erano occorse 190 libbre d’argento (oltre 80 Kg) ed era costata l’ingente somma di 5.000 scudi. La Santa è raffigurata in posizione eretta, con il braccio destro proteso in avanti e reggente un piatto con gli occhi, mentre la sinistra impugna una palma (simbolo del martirio): “… la Santa (è) in movimento come nell’atto di incedere, serena e forte, verso il Martirio;”. La statua poggia su una cassa, anch’essa in argento, realizzata nei primi decenni del 1600. Essa è attribuita a Nibilio Gagini, non sulla base di prove documentali, ma sia per le analogie stilistiche con l’Arca di S. Giacomo di Caltagirone che per la prova di alcuni lavori condotti insieme al Rizzo ad Enna nel 1595. E’ certo che ancora nel 1618 la cassa non era stata finita. Il grande ritardo per l’ultimazione dei lavori si può facilmente far dipendere dalle difficoltà economiche incontrate dalla città per far fronte alle notevoli spese. Finalmente l’artistica composizione giunge a Siracusa nel 1620 dove fu solennemente benedetta ed esposta ai fedeli. La cassa è composta da sei pannelli che raffigurano episodi della vita della martire. Il pannello frontale riproduce il quadro del Caravaggio “il seppellimento di S. Lucia”, pur con una tecnica un po’ grossolana ed introducendovi lievi modifiche. L’analisi stilistica, la forma ovale ed il successivo riadattamento, inducono gli studiosi a datare quattro dei sei pannelli al XVI sec. E’ probabile che furono riutilizzati da una precedente urna reliquiaria. “… ciò che conta sottolineare è che il complesso della statua e della cassa costituisce un tutto unico il cui è fondamentalmente presente un’unità stilistica, garantita dal prevalere di elementi rinascimentali variamente dominanti nelle due opere”. Nel petto del simulacro è incastonata una teca che racchiude delle reliquie di S. Lucia, che il gesuita P. Bartolomeo Petracci donò al Senato di Siracusa nel 1605. Il simulacro viene portato in processione due volte l’anno: il 13 dicembre dalla cattedrale alla chiesa di S. Lucia extra moenia ove la Vergine subì il martirio, e la prima domenica di Maggio (festa del Patrocinio) in memoria dell’evento miracoloso del 13 maggio 1646 .

La Storia di Lucia Vergine e Martire Siracusana

Santa Lucia fu una giovane siracusana che visse intorno al III-IV secolo.

Siracusa era la più grande città della Sicilia di quegli anni: si chiamò dapprima Ortigia dal nome dell'isolotto su cui sorse poi Siraka, dal nome di una vicina palude (nome fenicio che pare significasse "luogo orientale").

Era una colonia di Corinto e fu probabilmente fondata intorno all'VIII secolo a. C.; a testimonianza di ciò, si possono ammirare ancora oggi: un grande ampio anfiteatro, un'ara dedicata alla dea Minerva, un teatro greco circondato da sontuosi monumenti sepolcrali, le latomie (cave di pietra), una antica fortezza grandiosa, i resti di altri templi e le catacombe. Divenne ben presto potente e famoso centro di raffinata civiltà dove fiorivano le lettere e le arti, dove sostavano volentieri poeti e filosofi, come Eschilo e Pindaro. Atene guardò con gelosia alla splendida città, le mosse guerra, ma ne fu sconfitta. Siracusa dominò il Mediterraneo, raggiungendo il massimo splendore con Dionigi il Vecchio, che le donò un meraviglioso periodo di pace. Più tardi condusse una vittoriosa lotta contro Cartagine. Ma Cartagine era troppo potente e Siracusa, sola, non poteva resisterle. Così si alleò con Roma. La Prima Guerra Punica portò alla sconfitta di Cartagine. Nel 214 a.C. Il console romano Marcello assediò la bella città siciliana, nel 212 la conquistò. Durante il dominio di Roma, benché restasse capitale dell'isola e culla d'arte e di bellezza, Siracusa decadde a poco a poco.

A Siracusa, nella primavera del 61 aveva sostato l'apostolo Paolo in viaggio verso Roma come possiamo leggere nel capitolo 28 degli Atti degli Apostoli:

11 Dopo tre mesi salpammo su una nave di Alessandria che aveva svernato nell’isola, recante l’insegna dei Diòscuri. 12 Approdammo a Siracusa, dove rimanemmo tre giorni 13 e di qui, costeggiando, giungemmo a Reggio. Il giorno seguente si levò lo scirocco e così l’indomani arrivammo a Pozzuoli. 14 Qui trovammo alcuni fratelli, i quali ci invitarono a restare con loro una settimana. Partimmo quindi alla volta di Roma. 15 I fratelli di là, avendo avuto notizie di noi, ci vennero incontro fino al Foro di Appio e alle Tre Taverne. Paolo, al vederli, rese grazie a Dio e prese coraggio.
16 Arrivati a Roma, fu concesso a Paolo di abitare per suo conto con un soldato di guardia.

Il primo vescovo fu S. Marciano (o Marziano): fu mandato a Siracusa, secondo la tradizione, direttamente dall'apostolo Pietro, primo Pontefice della Chiesa.


Nel 1894 venne scoperta a Siracusa un'iscrizione sepolcrale nelle catacombe di San Giovanni che conferma il culto antico e quindi l'esistenza di questa Santa venerata sia in occidente che in oriente: in questa lapide del V secolo, scritta in greco, si fa l'elogio di Euschia e si afferma che morì nel giorno della festa di Santa Lucia . Qualche altra notizia sulla sua vita è tratta dal racconto di una "Passione", racconto di tradizione popolare.


Ricca, probabilmente bella e promessa sposa ad un giovane della sua città, Siracusa, Lucia sembrava destinata alla vita normale delle ragazze del III-IV secolo dopo Cristo: moglie e madre di famiglia.

Il padre si chiamava forse Lucio poiché era allora vigente una norma romana che imponeva il nome del padre alle figlie.
La madre si chiamava Eutychie o Eutichia.

A causa di una malattia che aveva colpito la madre Eutychie, una grave emorragia, çucia decise d'andare a Catania per pregare sulla tomba della martire Agata.

Qui Dio la scelse per un grande progetto: la martire infatti le apparve chiedendole di dedicare la propria vita ai più poveri, ai piccoli emarginati e sofferenti.

Tornata a Siracusa mise in atto questo progetto; ruppe il fidanzamento e, con una lampada fissata al capo, iniziò a percorrere i lunghi e angusti cunicoli delle catacombe per distribuire i beni della sua cospicua dote ai più poveri.

Il fidanzato abbandonato non accettò questa decisione, forse più attirato dalle ricchezze di famiglia che da un amore sincero. Non si spiegherebbe altrimenti la decisione del ragazzo di accusare Lucia, davanti al terribile prefetto Pascasio, di essere cristiana.

Erano questi gli anni di Diocleziano, anni bui per la storia dei cristianesimo, anni di persecuzioni, ma anche di grandi esempi di fede. Come quello che diede la stessa Lucia.

Arrestata, minacciata e torturata, si proclamò comunque seguace di Cristo e non accettò di abiurare la propria fede.

Per Pascasio non ci furono dubbi, quella ragazza troppo forte per essere "piegata", doveva morire: la espose nel pubblico postribolo; Lucia disse allora che "il corpo viene contaminato solo se l'anima acconsente" e così nessuno, nemmeno sei uomini e sei i buoi, riuscì a smuovere il corpo esile divenuto miracolosamente pesantissimo.

Prima dell'esecuzione capitale però Lucia riuscì a ricevere l'Eucaristia e preannunciò sia la morte di Diocleziano, avvenuta di lì a pochi anni, sia la fine delle persecuzioni, terminate nel 313 d.C. con l'editto di Costantino che sanciva la tolleranza religiosa e la libertà di culto.


Santa Lucia venne dunque martirizzata sotto Diocleziano: questo imperatore durante il suo regno, dal 17 settembre 284 al 305, tentò di restaurare l'unità e la saldezza dell'Impero; egli emise nuove monete, cercò di impedire il rialzo dei prezzi e intraprese ampie riforme; istituì la tetrarchia cioè il “comando a quattro”: due imperatori detti Augusti e due “vice” detti Cesari ; Valerio Massimiano ebbe come lui il titolo di Augusto. I due Augusti chiamarono alle loro dipendenze due Cesari, Galerio Gaio Valerio e Flavio Costanzo Cloro (padre del futuro imperatore Costantino):

Diocleziano si stabilì a Nicomedia e si riservò il governo dell'Oriente
Galerio ebbe le province danubiane e la Grecia
Costanzo andò a Treviri a controllare la Gallia e la Bretagna
Massimiano governò da Milano tutto il resto dell'Occidente;

Quanto alla posizione dei Cristiani, esisteva nel diritto romano un decreto dell'imperatore Traiano che diceva:

I Cristiani non son da ricercare: denunziati e convinti si devono punire

il decreto era applicato secondo i capricci e l'umore degli Imperatori e dei loro ministri a causa della sua natura contraddittoria.

Nel 262, l'imperatore Publio Licinio Gallieno aveva pubblicato un suo editto di tolleranza della nuova religione, l'organizzazione ecclesiastica si era sviluppata: molti funzionari e magistrati avevano abbracciata la nuova fede: Prisca e Valeria, moglie e figlia di Diocleziano eran diventate cristiane e Diocleziano stesso dapprincipio non guardò con occhio malevolo i seguaci di Gesù.

I due Augusti ed i due detti dovevano essere obbediti e venerati come le divinità della tradizione pagana: tutti coloro che non si adeguarono e non obbedirono, manichei prima e Cristiani dopo, furono vittime di una persecuzione durissima che ebbe inizio nel 303 dopo la pubblicazione del famoso editto di Nicomedia; con questo si dava nuovo vigore alla persecuzione contro i Cristiani: fu praticamente l’ultima grande persecuzione romana.